quinta-feira, 27 de dezembro de 2018

Sobre a vaidade do poder


Poema de Arthur Guiterman, americano (1871-1943),
tradução Erri de Luca


Sulla Vanità Della Grandezza Terrena

Le zanne che si azzuffarono in gigantesche risse)
di mastodonti, sono diventate palle di biliardo.
La spada di Carlomagno Il Giusto
è ossido di ferro, ruggine cioè.
Il grizzly, orso dal potente abbraccio
fu da tutti temuto, ora è un tappeto.
Il busto di Cesare il Grande sta sullo scaffale
e io non mi sento troppo bene.

Sullo schermo le comparse di turno sui banchi di governo gonfiano il petto e le guanciotte per la posa destinata ai posteri.
Di quelli che li hanno preceduti nella funzione e sono già svaniti, non hanno percezione.
Si atteggiano a perpetui e sono effimeri.
La grandezza terrena è l’aureola che illumina loro il cranio il tempo di un caffè, in piedi al banco di un bar affollato.
Ricoprono la carica di vice degli anonimi.
Non esiste la grandezza terrena? Sì, è consistita nello scoppio di risa, spontanee e detonanti, dell’assemblea dell’ONU al discorso del presidente degli Stati Uniti.
Il fragore di un pernacchio è la fanfara che accompagna la grandezza terrena.